una piccola storia di una grande passione
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una piccola storia di una grande passione
La mia prima 500
Correva l’anno 1983 ed avevo appena compiuto 18 anni. Solo uno dei miei amici, Paolo, più vecchio di me di un anno, aveva avuto la fortuna di poter guidare una macchina, la 126 di sua madre di colore bordò scuro. Era incredibile poter finalmente andare in compagnia dove si voleva, avere il potere ed il gusto di muoversi in libertà, non più legati ai motorini, al freddo, alla pioggia. Guardando il mio amico, ne provavo un misto di ammirazione ed invidia, era molto fortunato.
Ma ora toccava a me essere il detentore di questo “massimo potere”. La cosa che permise il grande passo fu la necessità, da parte dei miei genitori, di affiancare una piccola utilitaria alla nostra Ritmo, fino ad allora l’unica autovettura della famiglia. Mamma ed io ci accordammo così per un compromesso: settecentomila lire le avrebbe sborsate lei e le restanti trecentomila le avrei aggiunte io. L’accordo prevedeva anche che lei avrebbe avuto la precedenza nell’uso ed io ne avrei potuto usufruire nei momenti liberi. Andammo quindi presso l’autosalone a vedere questa famosa 500, i miei genitori ed io.
Ed eccola là, una “L” rosso corallo di terza mano in condizioni che, da neofiti, sembravano perlomeno accettabili. Poteva valere il milioncino, compreso trapasso, che il proprietario chiedeva. Finalmente, dopo i giorni necessari all’espletamento di tutte le pratiche, la portammo a casa.
Che soddisfazione nel descrivere i primi momenti, quando gli amici mi videro la prima volta arrivare al nostro luogo di ritrovo abituale a bordo di una macchina e che le si avvicendavano intorno curiosi. Che sensazione, il provare finalmente a guidare.
Da allora i miei ricordi si fondono in un caleidoscopico panorama di gite con gli amici, di “viaggi” fino in montagna o al mare, di “appostamenti” con le mie ragazze di turno, di profumi dal sapore antico, di risate quando - per sbaglio - qualcuno seduto dietro andava a spostare con le scarpe la levetta del riscaldamento in pieno agosto.
Simpatica e rotonda, poveraccia e allegra allo stesso tempo, capace di farsi amare come nessun’altra macchina al mondo, la cinquina diventò in breve una compagna insostituibile e, piano piano, divenne quasi solo mia, la mamma, a volte, doveva faticare per riuscire a togliermela dalle mani.
C’è da dire che allora i soldi di studente erano davvero pochini, in effetti si riducevano a qualche lavoretto estivo per la zia che aveva un negozio di pasticceria ed alla generosità dei miei genitori che, settimanalmente, mi garantivano la “paghetta”. Bastavano appena per le spese della benzina ed i divertimenti vari (bar, paninoteche, qualche volta la discoteca per cercare di “cuccare”).
Il problema, quindi, era che, ogni qualvolta si presentava un problema serio di manutenzione straordinaria, cercavo di rabberciare a spese zero, o quasi, la mia oramai amata e fedele 500. Mi rivolgevo al meccanico della Fiat in pensione, che faceva qualche lavoro privatamente per arrotondare i propri guadagni, che papà conosceva. Oppure chiedevo all’amico che, di sospensioni, ne sapeva almeno qualcosa. Quando ero proprio disperato cercavo di elemosinare qualcosa dalla generosità dei miei genitori i quali, affettuosamente, faticavano a dirmi di no.
Di revisione non se ne parlava proprio, perché sapevo che la mia cinquina non ce l’avrebbe mai fatta. Ci sarebbero voluti ben altri interventi di restauro (e ben altre risorse economiche rispetto alle mie) per poterla mettere a posto come si doveva. Così vivevo alla giornata nella speranza di non essere pescato o che, in caso contrario, i gendarmi di turno chiudessero almeno un occhio, magari anche tutti e due.
Nel 1984 andai a militare, non prima di averla dotata di un’autoradio usata comprata a poco prezzo e di 4 casse (quattro!) che avevo sistemato sul “pianale” posteriore e sui parafanghi anteriori a furia di prove e controprove con cavi, cacciaviti, squadrette, e pinze. Ad ogni buon conto mi rubarono tutto quanto, solo dopo pochi mesi, aprendo il deflettore sinistro…
Al mio ritorno dal militare (avevo potuto guidarla solo nei rari momenti felici delle licenze), nell’estate del 1985, ricominciai la mia vita di prima e ricominciai ad usare la mia amata macchinina. Gli aneddoti si sprecherebbero, eccone uno per tutti.
Eravamo andati in valle Antrona (alta val d’Ossola) per qualche giorno in sei (tre sul mio cinquino e tre con il mio amico di cui parlavo prima che, nel frattempo, aveva comprato una Panda). Fummo anche fermati per strada da una pattuglia della Polizia Stradale, vi lascio immaginare le scuse, i “per favooore”, i “stiamo andando in vacanza, appena torniamo faccio subito la revisione”, i “ecco guardi i sacchi a pelo”, ecc. ecc. Insomma tanto facemmo e tanto insistemmo che, alla fine, gli agenti si lasciarono convincere a farci proseguire tra i nostri grazie, i nostri sorrisi e le nostre scuse. Comunque le poche giornate che passammo là furono, come sempre, indimenticabili. Abeti, profumi di montagna, stradine strette e baite da raggiungere per sdraiarci lì vicino al sole.
Al nostro ritorno dalla vacanza, una sera, giunti fin quasi a Pavia, sentii un forte odore di benzina che pensai, lì per lì, provenisse da fuori dell’abitacolo. Ci fu però un “bum” da dietro e dissi: “ecco, mi hanno tamponato” guardando nello specchietto. Vidi invece le fiamme uscire dal cofano posteriore e capii che stavamo andando a fuoco. Saltammo fuori tutti in un batter d’occhio e, per fortuna, si fermò un camionista che, con il suo estintore, spense quasi subito le fiamme.
Appurai in seguito che questo era un problema che si era già verificato, in effetti, su altre 500 a causa del cattivo isolamento dei cavi delle candele unitamente a perdite dei tubicini della benzina dovute all’usura.
Dopo qualche mese, necessario per raggranellare i soldini che mi servivano, feci rifare l’impianto elettrico ex novo, riverniciai con una bomboletta spray il cofano posteriore e, senza ulteriori interventi al motore, se non quelli necessari per i tubicini fusi, il mio cinquino si accese al primo colpo. Mi sembrava incredibile, con il motore andato a fuoco. Quale altra autovettura avrebbe potuto tanto?
Avevo di nuovo la mia fedele macchinina.
Ma ancora per poco, purtroppo. Un giorno dell’anno seguente, infatti, una vigilessa della mia città mi fermò e fu la fine. Irremovibile (anche se non aveva torto, ero io ad essere in difetto), mi sequestrò il libretto poiché stavo circolando senza revisione e mi toccò riportare il cinquino a casa. Presi le mie informazioni ma, tra balestra, avantreno, freni, carrozzeria e parecchie altre cose, il costo per riportare a livello revisione la 500 superava di gran lunga qualsiasi mio velleitario sogno. Un giorno d’autunno di quel 1986, dovetti portare alla rottamazione la mia fedele compagna seguito dalla mia pazientissima mamma a bordo del suo 126 nuovo. Al ritorno, mentre ci dirigevamo verso casa, piansi come un bambino senza potermi fermare. Stringevo ancora in mano le chiavi che non avevo voluto lasciare allo sfasciacarrozze, serbando i ricordi di quei pochi ma intensi anni passati insieme.
Quelle chiavi le conservo ancora oggi, dopo oltre vent’anni, ora che io stesso ho passato i quaranta. Sono l’ultima cosa che mi rimane della mia macchinina, di cui ancora ricordo a memoria il numero di targa:
PV 239118.
Il passato recente
Non ho mai potuto dimenticare quello che per me è stata la 500, e l’idea di poterne avere un’altra, di poterla guidare ancora, è rimasta latente da qualche parte dentro di me per tutti questi anni.
Almeno fino al novembre del 2004.
Le premesse sono due. La prima: un amico appassionato di auto e moto d’epoca; a tutt’oggi Mauro possiede un paio di auto anni 60’ curatissime e tenute veramente da amatore, oltre ad una bellissima vespa “primavera”. La seconda: Davide, un amico che di professione fa il meccanico, il quale ha già provveduto al restauro di parecchie 500, tra cui la propria Abarth. Tra l’altro, attualmente ha nel box anche una “L” del ’72 colore rosso corallo identica a quella che era stata la mia e praticamente perfetta.
Comunque, Mauro al tempo aveva anche, udite udite, ben due 500: una vecchissima “D” del 1961 ed una “F” del 1967, tutte e due da restaurare quasi completamente.
La “D” era veramente “conciata”, un rottame, inoltre radiata e quindi senza le targhe originali, libretto, ecc.ecc. La “F”, invece, anche se in gran parte rovinata e con parecchie parti da sostituire, era regolarmente immatricolata e si poteva recuperare. Non me lo feci dire due volte. Il cinquino doveva essere mio!
Dopo averne parlato con Giovanna, mia moglie, decidemmo per il grande passo; facemmo prove di ingombri per il box di casa, spostamenti di tutto quanto si poteva mettere a posto o buttare ed alla fine un posticino saltò fuori. Ora niente mi poteva più fermare.
Il 20 dicembre del 2004 andai a prendere con il carroattrezzi di Davide la macchinina a casa di Mauro.
Nelle pagine seguenti potrete vedere come si presentava originariamente e seguire le varie fasi del restauro.
Correva l’anno 1983 ed avevo appena compiuto 18 anni. Solo uno dei miei amici, Paolo, più vecchio di me di un anno, aveva avuto la fortuna di poter guidare una macchina, la 126 di sua madre di colore bordò scuro. Era incredibile poter finalmente andare in compagnia dove si voleva, avere il potere ed il gusto di muoversi in libertà, non più legati ai motorini, al freddo, alla pioggia. Guardando il mio amico, ne provavo un misto di ammirazione ed invidia, era molto fortunato.
Ma ora toccava a me essere il detentore di questo “massimo potere”. La cosa che permise il grande passo fu la necessità, da parte dei miei genitori, di affiancare una piccola utilitaria alla nostra Ritmo, fino ad allora l’unica autovettura della famiglia. Mamma ed io ci accordammo così per un compromesso: settecentomila lire le avrebbe sborsate lei e le restanti trecentomila le avrei aggiunte io. L’accordo prevedeva anche che lei avrebbe avuto la precedenza nell’uso ed io ne avrei potuto usufruire nei momenti liberi. Andammo quindi presso l’autosalone a vedere questa famosa 500, i miei genitori ed io.
Ed eccola là, una “L” rosso corallo di terza mano in condizioni che, da neofiti, sembravano perlomeno accettabili. Poteva valere il milioncino, compreso trapasso, che il proprietario chiedeva. Finalmente, dopo i giorni necessari all’espletamento di tutte le pratiche, la portammo a casa.
Che soddisfazione nel descrivere i primi momenti, quando gli amici mi videro la prima volta arrivare al nostro luogo di ritrovo abituale a bordo di una macchina e che le si avvicendavano intorno curiosi. Che sensazione, il provare finalmente a guidare.
Da allora i miei ricordi si fondono in un caleidoscopico panorama di gite con gli amici, di “viaggi” fino in montagna o al mare, di “appostamenti” con le mie ragazze di turno, di profumi dal sapore antico, di risate quando - per sbaglio - qualcuno seduto dietro andava a spostare con le scarpe la levetta del riscaldamento in pieno agosto.
Simpatica e rotonda, poveraccia e allegra allo stesso tempo, capace di farsi amare come nessun’altra macchina al mondo, la cinquina diventò in breve una compagna insostituibile e, piano piano, divenne quasi solo mia, la mamma, a volte, doveva faticare per riuscire a togliermela dalle mani.
C’è da dire che allora i soldi di studente erano davvero pochini, in effetti si riducevano a qualche lavoretto estivo per la zia che aveva un negozio di pasticceria ed alla generosità dei miei genitori che, settimanalmente, mi garantivano la “paghetta”. Bastavano appena per le spese della benzina ed i divertimenti vari (bar, paninoteche, qualche volta la discoteca per cercare di “cuccare”).
Il problema, quindi, era che, ogni qualvolta si presentava un problema serio di manutenzione straordinaria, cercavo di rabberciare a spese zero, o quasi, la mia oramai amata e fedele 500. Mi rivolgevo al meccanico della Fiat in pensione, che faceva qualche lavoro privatamente per arrotondare i propri guadagni, che papà conosceva. Oppure chiedevo all’amico che, di sospensioni, ne sapeva almeno qualcosa. Quando ero proprio disperato cercavo di elemosinare qualcosa dalla generosità dei miei genitori i quali, affettuosamente, faticavano a dirmi di no.
Di revisione non se ne parlava proprio, perché sapevo che la mia cinquina non ce l’avrebbe mai fatta. Ci sarebbero voluti ben altri interventi di restauro (e ben altre risorse economiche rispetto alle mie) per poterla mettere a posto come si doveva. Così vivevo alla giornata nella speranza di non essere pescato o che, in caso contrario, i gendarmi di turno chiudessero almeno un occhio, magari anche tutti e due.
Nel 1984 andai a militare, non prima di averla dotata di un’autoradio usata comprata a poco prezzo e di 4 casse (quattro!) che avevo sistemato sul “pianale” posteriore e sui parafanghi anteriori a furia di prove e controprove con cavi, cacciaviti, squadrette, e pinze. Ad ogni buon conto mi rubarono tutto quanto, solo dopo pochi mesi, aprendo il deflettore sinistro…
Al mio ritorno dal militare (avevo potuto guidarla solo nei rari momenti felici delle licenze), nell’estate del 1985, ricominciai la mia vita di prima e ricominciai ad usare la mia amata macchinina. Gli aneddoti si sprecherebbero, eccone uno per tutti.
Eravamo andati in valle Antrona (alta val d’Ossola) per qualche giorno in sei (tre sul mio cinquino e tre con il mio amico di cui parlavo prima che, nel frattempo, aveva comprato una Panda). Fummo anche fermati per strada da una pattuglia della Polizia Stradale, vi lascio immaginare le scuse, i “per favooore”, i “stiamo andando in vacanza, appena torniamo faccio subito la revisione”, i “ecco guardi i sacchi a pelo”, ecc. ecc. Insomma tanto facemmo e tanto insistemmo che, alla fine, gli agenti si lasciarono convincere a farci proseguire tra i nostri grazie, i nostri sorrisi e le nostre scuse. Comunque le poche giornate che passammo là furono, come sempre, indimenticabili. Abeti, profumi di montagna, stradine strette e baite da raggiungere per sdraiarci lì vicino al sole.
Al nostro ritorno dalla vacanza, una sera, giunti fin quasi a Pavia, sentii un forte odore di benzina che pensai, lì per lì, provenisse da fuori dell’abitacolo. Ci fu però un “bum” da dietro e dissi: “ecco, mi hanno tamponato” guardando nello specchietto. Vidi invece le fiamme uscire dal cofano posteriore e capii che stavamo andando a fuoco. Saltammo fuori tutti in un batter d’occhio e, per fortuna, si fermò un camionista che, con il suo estintore, spense quasi subito le fiamme.
Appurai in seguito che questo era un problema che si era già verificato, in effetti, su altre 500 a causa del cattivo isolamento dei cavi delle candele unitamente a perdite dei tubicini della benzina dovute all’usura.
Dopo qualche mese, necessario per raggranellare i soldini che mi servivano, feci rifare l’impianto elettrico ex novo, riverniciai con una bomboletta spray il cofano posteriore e, senza ulteriori interventi al motore, se non quelli necessari per i tubicini fusi, il mio cinquino si accese al primo colpo. Mi sembrava incredibile, con il motore andato a fuoco. Quale altra autovettura avrebbe potuto tanto?
Avevo di nuovo la mia fedele macchinina.
Ma ancora per poco, purtroppo. Un giorno dell’anno seguente, infatti, una vigilessa della mia città mi fermò e fu la fine. Irremovibile (anche se non aveva torto, ero io ad essere in difetto), mi sequestrò il libretto poiché stavo circolando senza revisione e mi toccò riportare il cinquino a casa. Presi le mie informazioni ma, tra balestra, avantreno, freni, carrozzeria e parecchie altre cose, il costo per riportare a livello revisione la 500 superava di gran lunga qualsiasi mio velleitario sogno. Un giorno d’autunno di quel 1986, dovetti portare alla rottamazione la mia fedele compagna seguito dalla mia pazientissima mamma a bordo del suo 126 nuovo. Al ritorno, mentre ci dirigevamo verso casa, piansi come un bambino senza potermi fermare. Stringevo ancora in mano le chiavi che non avevo voluto lasciare allo sfasciacarrozze, serbando i ricordi di quei pochi ma intensi anni passati insieme.
Quelle chiavi le conservo ancora oggi, dopo oltre vent’anni, ora che io stesso ho passato i quaranta. Sono l’ultima cosa che mi rimane della mia macchinina, di cui ancora ricordo a memoria il numero di targa:
PV 239118.
Il passato recente
Non ho mai potuto dimenticare quello che per me è stata la 500, e l’idea di poterne avere un’altra, di poterla guidare ancora, è rimasta latente da qualche parte dentro di me per tutti questi anni.
Almeno fino al novembre del 2004.
Le premesse sono due. La prima: un amico appassionato di auto e moto d’epoca; a tutt’oggi Mauro possiede un paio di auto anni 60’ curatissime e tenute veramente da amatore, oltre ad una bellissima vespa “primavera”. La seconda: Davide, un amico che di professione fa il meccanico, il quale ha già provveduto al restauro di parecchie 500, tra cui la propria Abarth. Tra l’altro, attualmente ha nel box anche una “L” del ’72 colore rosso corallo identica a quella che era stata la mia e praticamente perfetta.
Comunque, Mauro al tempo aveva anche, udite udite, ben due 500: una vecchissima “D” del 1961 ed una “F” del 1967, tutte e due da restaurare quasi completamente.
La “D” era veramente “conciata”, un rottame, inoltre radiata e quindi senza le targhe originali, libretto, ecc.ecc. La “F”, invece, anche se in gran parte rovinata e con parecchie parti da sostituire, era regolarmente immatricolata e si poteva recuperare. Non me lo feci dire due volte. Il cinquino doveva essere mio!
Dopo averne parlato con Giovanna, mia moglie, decidemmo per il grande passo; facemmo prove di ingombri per il box di casa, spostamenti di tutto quanto si poteva mettere a posto o buttare ed alla fine un posticino saltò fuori. Ora niente mi poteva più fermare.
Il 20 dicembre del 2004 andai a prendere con il carroattrezzi di Davide la macchinina a casa di Mauro.
Nelle pagine seguenti potrete vedere come si presentava originariamente e seguire le varie fasi del restauro.
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una piccola storia di una grande passione (parte 2)
Il restauro
- Allegati
-
- Tutta la parte anteriore risente pesantemente dei segni del tempo. La macchina è stata per anni in stato di abbandono sotto una tettoia con il muso esposto alle intemperie, prima che Mauro la comprasse. Probabilmente tutto quello che si trova davanti al parabrezza deve essere completamente sostituito
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una piccola storia di una grande passione (parte 3)
Il restauro
Decido di dividere il lavoro in cinque parti:
1. Lo spoglio di tutti gli interni, dell’impianto elettrico e lo smontaggio di tutti i pezzi in modo da arrivare ad avere la carrozzeria nuda, di questo mi occupo io.
2. La meccanica: motore, cambio, frizione, freni, sospensioni, balestre, ecc. devo affidarle a qualcuno, siccome io di motori me ne intendo come di fisica nucleare… naturalmente propongo questa parte a Davide.
3. La carrozzeria, una volta nuda, la devo affidare ad un buon carrozziere che possa fare un lavoro veramente egregio, ma voglio assistere alle varie fasi e rendermi conto dei progressi, passo passo, che vengono fatti. Tra le tante prese in considerazione, su consiglio di Davide scelgo la carrozzeria Acquati di Valera Fratta .
4. I sedili, devo affidarli ad un buon sellaio per rifare, partendo dall’intelaiatura, sia le imbottiture che le rifiniture.
5. Il rimontaggio di tutte le parti precedentemente smontate, lavoro che mi propongo di affidare allo stesso carrozziere in quanto esperto.
Si parte!
Decido di dividere il lavoro in cinque parti:
1. Lo spoglio di tutti gli interni, dell’impianto elettrico e lo smontaggio di tutti i pezzi in modo da arrivare ad avere la carrozzeria nuda, di questo mi occupo io.
2. La meccanica: motore, cambio, frizione, freni, sospensioni, balestre, ecc. devo affidarle a qualcuno, siccome io di motori me ne intendo come di fisica nucleare… naturalmente propongo questa parte a Davide.
3. La carrozzeria, una volta nuda, la devo affidare ad un buon carrozziere che possa fare un lavoro veramente egregio, ma voglio assistere alle varie fasi e rendermi conto dei progressi, passo passo, che vengono fatti. Tra le tante prese in considerazione, su consiglio di Davide scelgo la carrozzeria Acquati di Valera Fratta .
4. I sedili, devo affidarli ad un buon sellaio per rifare, partendo dall’intelaiatura, sia le imbottiture che le rifiniture.
5. Il rimontaggio di tutte le parti precedentemente smontate, lavoro che mi propongo di affidare allo stesso carrozziere in quanto esperto.
Si parte!
- Allegati
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- Dopo una settimana di lavoro (rubato al tempo libero) è stato smontato il cofano anteriore, via tutta la fanaleria, il serbatoio, il motore del tergicristallo, il lavavetro. Inoltre è stato staccato tutto o quasi il cablaggio anteriore che attende di essere sfilato previo il distacco dei contatti del clacson e dell’hydrostop sotto il muso
-
- Successivamente passo agli interni. Sono già stati asportati tutti gli interruttori e le spie, oltre al cruscotto ed al posacenere. Inoltre, dopo aver scattato la foto, ho tolto i paraginocchi (i famosi salsicciotti) ed ho rimosso i sedili anteriori. Il volante è stato liberato dal perno di fissaggio
-
- La parte posteriore dove si può vedere l’asportazione del paraurti e del cofano. Molte viti e molti dadi sono completamente arrugginiti e nonostante l’applicazione di un prodotto specifico per facilitare il disserraggio e le dovute cautele, il dado che incernierava il cofano mi è rimasto in mano con la parte filettata del perno all’interno
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una piccola storia di una grande passione (parte 4)
il lavoro prosegue...
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una piccola storia di una grande passione (parte 6)
il restauro prosegue
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una piccola storia di una grande passione (parte 7)
il restauro prosegue
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una piccola storia di una grande passione (parte 8)
Dopo una pausa estiva che mi è sembrata interminabile, il 4 settembre 2006 la macchinina ha fatto il suo ultimo viaggio sul carroattrezzi per ritornare in officina. Ha finito di farsi portare in giro da passeggera, d’ora in poi sarà lei a dover sgobbare per scarrozzarmi.
In qualche giorno, Davide ha fatto gli ultimi ritocchi alla meccanica. E’ stato veramente velocissimo (probabilmente anche perché io ero là tutti i giorni, non ne poteva veramente più di vedermi).
Poi l’assicurazione, la revisione
e finalmente…
Vi lascio alle foto nella sezione apposita delle 500 originali.
Epilogo
Spero che chi ha avuto la pazienza di arrivare fino alla fine di questa storia possa vedere la mia “nuova 500” dal vero. Sono passati un anno, otto mesi e venti giorni, di lavoro, di prove, di problemi, di ricambi, di pensieri, di pulizie, di discussioni, di tutto… e se a qualcuno interessasse sapere cosa ho speso… ebbene: 13.573,01 €uro. Una pazzia? Forse sì, ma sono certo che la mia macchinina mi terrà compagnia fino alla fine dei miei giorni, ne è valsa la pena.
Però, la mia più grande soddisfazione rimarrà quella di aver visto rinascere un oggetto che era inevitabilmente destinato all’oblio e all’abbandono. La macchina era probabilmente da buttare, da rottamare. Una storia che non sarebbe mai stata raccontata.
No, non la storia d’Italia o quella dell’automobile o della rinascita economica; più semplicemente una piccola storia di una grande passione.
La mia.
In qualche giorno, Davide ha fatto gli ultimi ritocchi alla meccanica. E’ stato veramente velocissimo (probabilmente anche perché io ero là tutti i giorni, non ne poteva veramente più di vedermi).
Poi l’assicurazione, la revisione
e finalmente…
Vi lascio alle foto nella sezione apposita delle 500 originali.
Epilogo
Spero che chi ha avuto la pazienza di arrivare fino alla fine di questa storia possa vedere la mia “nuova 500” dal vero. Sono passati un anno, otto mesi e venti giorni, di lavoro, di prove, di problemi, di ricambi, di pensieri, di pulizie, di discussioni, di tutto… e se a qualcuno interessasse sapere cosa ho speso… ebbene: 13.573,01 €uro. Una pazzia? Forse sì, ma sono certo che la mia macchinina mi terrà compagnia fino alla fine dei miei giorni, ne è valsa la pena.
Però, la mia più grande soddisfazione rimarrà quella di aver visto rinascere un oggetto che era inevitabilmente destinato all’oblio e all’abbandono. La macchina era probabilmente da buttare, da rottamare. Una storia che non sarebbe mai stata raccontata.
No, non la storia d’Italia o quella dell’automobile o della rinascita economica; più semplicemente una piccola storia di una grande passione.
La mia.
- Cinquino500gialla
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Re: una piccola storia di una grande passione (parte 8)
ho seguito dall'inizio, sia all'impegno che alla passione che si lega.
Dalla Sicilia..... con FURGONE
-
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Re: una piccola storia di una grande passione
Tre volte complimenti! Una per il restauro che hai avuto il coraggio di affrontare e per come lo hai documentato, una (ovviamente ) per la tua "nuova" 500 e infine, ma non meno importante, per la bellissima storia che ci hai raccontato!
- Ale
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- Nome: Ale
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Re: una piccola storia di una grande passione
Tu non hai restaurato una 500,tu hai miracolato uan 500!!!
- Chris
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Re: una piccola storia di una grande passione
Davvero bellissimo lavoro, in particolare di carrozzeria. E' raro trovare artigiani capaci e precisi come il tuo.
- Fabio.Matichecchia
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- Nome: Fabio
- Località: Taranto
- Il Mio Garage: Fiat 500 D
Re: una piccola storia di una grande passione
Sono rimasto stupito da quanta passione emerge dai tuoi racconti. E' entusiasmante vedere certi lavori che ti fanno venire la voglia di correre al proprio garage a "curare" la propria cinquina.
Complimenti davvero.
Complimenti davvero.
- Mauro695
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- Iscritto il: 10.05.2007, 10:59
- Nome: Mauro
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Re: una piccola storia di una grande passione
Complimenti per la passione!I complimenti vanno fatti anche alla carrozzeria e al grande meccanico Davide!
Esseesse1981